Da Genova a Genova
Siamo a Genova, Yacht Club Italiano, sotto al cavalcavia che costeggia il porto commerciale e sotto il quale lavoratori di tutte le nazionalità s’inventano ogni giorno una ragione per lavorare, per andare avanti, sempre con la dignità di uno sguardo consapevole delle proprie azioni.
Tutto è quasi nascosto tra la Genova turistica e più nota e gli imponenti ormeggi delle grandi navi passeggeri e dei grandi cargo commerciali.
Qualche volta ho mangiato alla mensa del porto: non so come fosse una volta, sicuramente oggi gli accenti dei dialetti che senti mentre mangi sono i più disparati, alcuni stenti a riconoscerli e ti accorgi allora che non li conoscerai mai perché sono di persone che vengono da paesi lontani che neanche sai dove sono.
Qui lo Yacht Club Italiano, qui i Mini che arrivano per quella che è una delle regate più importanti del panorama nazionale.
Cinquecentocinquanta miglia, che a scriverlo a lettere fa più impressione, tra Genova, Sardegna, Toscana e poi ancora Genova.
La fortuna che abbiamo è di far parte di un gruppo di persone che può respirare e godere dell’aria dei posti che invade nei periodi delle regate e perdersi quest’esperienza è forse un errore più madornale che passare ventiquattr’ ore a preparare la barca.
A pochi giorni dalla partenza l’attività è frenetica.
Arrivano mini su selle da chigliare ed alberare e subito gli equipaggi s’impegnano per ottimizzare queste macchine da corsa del mare, palestra ed università della vela oceanica. YCI è tutto un fermento e la strada da qui a Bollo & C., uno dei più noti shipchandler di Genova, è praticamente un susseguirsi di facce conosciute..
Drizze, scotte, redance, moschettoni, elastici e chi più ne ha e più ne vuole basta chiedere..
Tanti prototipi candidati per un’ottima posizione a Bahia, basta vedere i numeri velici: 753, 754, 756. Lo scafo a spigolo è una realtà ormai ed è presente su praticamente tutti i nuovi proto.
I proto più anziani, Adrenalina 156, Exing 99 173, Aura Esprit Marine 248 sono qui ma faranno gara a se.
Arriva la partenza, usciamo a vela dal porto di Genova, emozionato ma che bello bolinare lungo il canale..
5 Minuti, 4, 1..Via!
Un groppo in gola, torneremo qui dopo un giro lungo..un giro lungo metà qualifica, un giro lungo circa un terzo della prima tappa della Minitransat.
Aria leggera, disimpegno di bolina sulla meda di Sturla e poi via verso Capraia. Il pomeriggio vola via leggero di bolina, la notte qualche rinforzo un giro di vento e via di SPI, le prime scelte tattiche, la flotta si apre a ventaglio..
A Capraia siamo messi abbastanza bene, il morale è alto e Michele è veramente esigente sia con la puntualità nelle manovre che in tutto quello che riguarda la conduzione della barca..ne farò tesoro per il futuro..Grazie Michele Grazie!
Dopo l’Elba raggiungiamo Simone Gesi con cui iniziamo un teso match race bordeggiando al lasco e rischiando forse un po’..ma che bello..alla fine Simone ed Ingo andranno verso terra ed io e Michele fuori..e lì ci ritroveremo nelle piatte della Corsica a fare di tutto per cercare un po’ d’aria sostenuta che arriverà solo nel tardo pomeriggio del giorno successivo, all’altezza delle Bocche di Bonifacio.
Sentiamo al VHF Penelope, siamo praticamente allineati, poca aria. Randa e SPI grande a riva..sono al timone, chiamo Michele chiedendogli di salire chè l’aria sta rapidamente aumentando..passiamo da5 a 23 nodi in un istante, straorza, la barca non si rialza, via tack, via drizza..recuperiamo lo SPI che ha la bugna praticamente a pezzi..scopriremo poi che a Penelope sarà capitata esattamente la stessa cosa.. si arriva in comitato a La Caletta..
Qualche bordo di troppo per trovare il comitato, si passa la linea e ci si lancia verso Giannutri con una previsione meteo pessima..
Mare 7 e almeno due metri e mezzo d’onda che vuol dire un terzo della lunghezza della barca..Mare verticale per le prossime 100 miglia..
E’ quasi ora di virare ma siamo stanchi ed infreddoliti, rimandiamo la virata per scendere ancora di più e per avere Giannutri a favore..Viriamo, che fatica, un altro matossage ed un cambio turno..Siamo zuppi, indossiamo la TPS da tutta la notte ormai e sentiamo comunque freddo..stringiamo i denti ed andiamo avanti.
Vediamo Giannutri, chiamiamo Grampus, la barca appoggio, per comunicare il nostro passaggio. Uno, due, tre virate ed entriamo nel canale dell’Argentario e puntiamo verso Genova, finalmente!
Abbiamo a vista altri due mini ma su Adrenalina le operazioni sono rallentate: complice la stanchezza e dei problemi al feeder della randa ci obbligano ad un lavoro lento e minuzioso per togliere le mani di terzaroli: perdiamo il contatto con gli altri Mini ma andiamo avanti.
Arriviamo bolinando verso Punta Ala e qui, per la prima volta dopo 36 ore, sarà bonaccia. Una bonaccia lunga ed estenuante che ci porterà a bordeggiare tra Scarlino e Piombino con numerosi cambi di vele..Code zero, genoa, Code Zero 7/8..Grazie Michele per il tuo supporto morale, sai a che mi riferisco
Finalmente, anche se lenti, camminiamo e superiamo il canale di Piombino lasciando l’isola di Palmaiola a sinistra, con un passaggio ravvicinato che ci mostra la sua bellezza verde ed il sentiero che sale verso il faro bianco che si trova sulla sua sommità…Che bello! Superiamo il canale e puntiamo verso la punta Nord di Capraia cercando di sfruttare tutti i buon di vento per salire il più possibile. Anche qui il meteo sarà inclemente: bonaccia, numerosi cambi di vele ed un’umidità che durante il turno di notte ogni sbattere di vele è una pioggia fredda.
Arriva il giorno e la situazione non migliora: puntiamo verso Capo Corso per una previsione di un SW che dovrebbe spingerci fino a Genova ma niente..ariette fino al traverso di Gorgona che superiamo durante una bolina leggera..i cambi di vele ormai non si contano più..siamo in attesa di un NE che dovrebbe farci avanzare velocemente, ma niente..
Improvvisamente tutto si rabbuia, il mare si increspa ed il vento aumenta: siamo a 40 miglia da Genova ed andiamo veloci. Come dice Michele “qui è da SPI”, ma io sono stanco, le posizioni davanti e dietro di noi sono definite, facciamo 10 nodi..beh tra 4 ore saremo a Genova..
Nulla di più falso.
Citando Michele: “il Dio della regata ci ha punito per non aver approfittato del vento” rimaniamo praticamente fermi a 12 miglia dall’arrivo con un temporale dai fulmini nodosi e lampi di luce che illuminano tutto il Golfo di Genova. Bordi quasi piatti, autopilota e pioggia..
Alle 5 usciamo di nuovo fuori: i turni sono saltati e c’è solo la voglia di arrivare. Finalmente dopo altri estenuanti cambi di vele e bordi piatti arriva del vento fresco.
Un lato a terra e si vira perfettamente allineati per superare la meda di Sturla: chiamiamo il comitato, arriva il gommone e dopo pochi minuti siamo trainati verso il porto.
Qui troviamo quasi tutti: Andrea Pendibene, splendido secondo con un duello al cardiopalma con Simone Gesi, Andrea Rossi grande terzo ed in procinto di una campagna tra Fastnet e Minitransat - GRANDE!!!! - ed Ettore Dottori con cui condividiamo una colazione luculliana, frutto dei sogni miei e di Michele delle ultime ore davanti Genova, con krapfen, cappuccino e caffè.
Le prime telefonate, l’emozione che irrompe. Non trattengo le lacrime, lo stress psicofisico è stato forte, bellissimo, intenso. Dopo poco però vorrei ripartire. Sono malato, ho voglia di stare in mare, ho messo piede a terra da poco ma sarei di nuovo pronto..chissà come sarà difficile ricominciare nel mio ufficio dalle pareti grigie e dall’odore fermo.
Ci penseremo tra qualche tempo, intanto bisogna lavorare per pulire la barca e mettere tutto a posto in vista del viaggio a Roma con Ettore Dottori e del prossimo trasferimento verso San Remo.
A distanza di qualche giorno ancora non so dire come quest’esperienza abbia influenzato la mia persona, credo faccia parte di un percorso che si coronerà con il giro di qualifica che tenterò quest’estate e che mi porterà per 1000 miglia in giro nel Mediterraneo, da solo.
Forse dopo quello saprò qualcosa in più, per il momento mi godo il riposo (poco) e cerco di concentrarmi sulle prossime cose da fare.
Grazie a tutti per la vicinanza che dimostrate, avrei mollato molto prima senza di voi, grazie di cuore.
Ora ultimo sforzo: San Remo !!
A bientot!





