Transat 6.50
La Minitransat 6.50 è una regata atlantica che si corre ogni due anni, in solitario su Mini di sei metri e mezzo, con partenza dalla Bretagna dal Porto di La Rochelle ed arrivo a Salvador de Bahia in Brasile con una sola tappa a Madeira, in Portogallo.
Si tratta di una reale “avventura”, ricca di fascino e notevole spettacolarità, ma anche di temibili insidie, come molte edizioni hanno dimostrato e dove il nostro Roberto Varinelli ha purtroppo perso la vita.
Creata nel 1977 dall’inglese Bob Salomon, la Transat 6.50 è la risposta al gigantismo finanziario e ultra tecnologico delle regate transoceaniche.
Si racconta, ma forse è solo leggenda, che per la prima edizione della regata Bob Salomon abbia voluto sottoporre le barche ad un “curioso” test per valutarne la resistenza: una gru sollevava l’imbarcazione fino a quattro metri sul livello del mare, e quindi la lasciava cadere in acqua.
Se dopo il salto risultava indenne, poteva affrontare le onde dell’Atlantico…
La seconda edizione passa di mano e sono i francesi con a capo Jean Luc Garnier, ad assumerne praticamente la paternità.
Considerata l’università dello yacht design, i più grandi progettisti testano al vero, su queste piccole barche tecnologie da applicare sulle classi superiori e sulla grande serie e i partner tecnici testano i materiali in condizioni estreme.
Doppi timoni, serbatoi di zavorra liquida, chiglie basculanti e pinnette stabilizzatrici, sono infatti nati sui mini.
Relativamente economici, veloci, i mini sono oggi una grande realtà nel mondo della vela italiana.
Nel 1994 è nata l’Associazione di Classe Mini 6.50, nascono nuovi progetti e sono sempre più numerosi gli skipper italiani che si preparano a vivere la grande avventura Mini Transat, recenti sono i successi dei nostri amici! Andrea Pendibene, il più giovane italiano nella storia a completare la regata, Maurizio Vettorato ed Andrea Caracci solo per citare i più recenti.
La sicurezza della competizione e’ sensibilmente migliorata nelle ultime edizioni, grazie all’Argos che permette di visualizzare da sei a otto volte al giorno la rotta di ciascun mini, aumentando di fatto la sicurezza grazie ai segnali che possono inviare i solitari.
Gli skipper possono infatti, selezionando una funzione, avvertire di un’avaria a bordo senza chiedere assistenza: il Comitato di Regata conosce costantemente la posizione dei mini e delle barche d’appoggio che seguono la corsa.
I concorrenti devono imbarcare un EPIRB, un trasmettitore radio indicante la posizione d’emergenza, usato in ambito marittimo, che in caso di necessità attiva i servizi di sicurezza internazionali.
Il regolamento impone altre misure di sicurezza, come la stabilità ai piccoli angoli (ballasts pieni o chiglia in posizione sfavorevole, angolo max 10°) e ai grandi angoli (testa d’albero in acqua, la barca si deve raddrizzare con 45 chili in testa d’albero), il volume dei ballasts (max 200 litri per parte).
Il volume di galleggiamento di 1200 litri permette di resistere ad una via d’acqua e rende l’imbarcazione praticamente inaffondabile.
Lo spazio vitale e’ spartano, il volume abitabile ridotto a meno di tre metri cubi dove devono trovare posto duecento chili di materiale, le vele e la cambusa.
A bordo di una barca di sei metri e mezzo, lo stretto necessario deve trovare posto per permettere ad un solitario di vivere più di tre settimane in mare.
Con circa 100 litri d’acqua dolce in taniche, 35 chili di cibo, un autogonfiabile e tutto il materiale di sicurezza, senza contare il volume delle riserve di galleggiamento, i cambi di indumenti e le vele, lo spazio vitale è particolarmente ridotto.
Ogni skipper deve in più dislocare buona parte di questo peso per equilibrare l’assetto della barca: al vento quando naviga di bolina, a poppa alle andature portanti e a prua con le ariette.
Questi “traslochi” sistematici sono chiamati dai francesi “Matossages” e sono tanto faticosi quanto indispensabili.
Passare più di dieci ore al giorno al timone, in condizioni di umidità e in un comfort alquanto precario, impone al solitario di non trascurare l’igiene personale e la ginnastica quotidiana, la dieta e la gestione dei ritmi veglia-sonno.
La scelta dell’alimentazione e l’organizzazione dei tempi di riposo, sono i fattori chiave di questa transatlantica.
Attraversare l’atlantico in solitario richiede una buona conoscenza della metereologia, ma anche una pratica intensa di navigazione per apprendere le sottili tattiche della Mini Transat.
Il regolamento di stazza limita il materiale elettronico di bordo agli strumenti necessari alla sicurezza (VHF, EPIRB), all’analisi della situazione meteo (Ricevente BLU, barometro), ai piloti automatici e al minimo necessario per il posizionamento (Log, speed, scandaglio, radiogoniometro, GPS).
Il GPS è autorizzato solo dall’ultima edizione, ma i solitari devono comunque provare di sapere usare il sestante e di saper quindi effettuare una navigazione astronomica.
Le variabili condizioni meteo non permettono sempre di stabilire una tattica precisa, poichè i solitari non possono ricevere che il bollettino meteo di Radio France Internationale.
Quando la propagazione delle onde radio non è ottimale, i solitari possono contare solo sul loro “senso marino”, il barometro e l’osservazione delle nuvole…
Ogni skipper dedica almeno due ore al giorno alla navigazione, alla tattica e alla meteo.
“Attraversare l’oceano su di un Mini è qualcosa di molto simile ad un sogno, o più verosimilmente ad una visione che è dentro di te in modo indelebile, per cui tu non attendi che il momento di viverla.”
Roberto Varinelli





